Lettera aperta ai liutai (e ai musicisti)



• di Giovanni Bailo- gennaio 2018

Sono un enologo e un musicista, e vorrei indirizzare questa lettera aperta principalmente ai liutai (ne conosco molti ed alcuni sono miei amici carissimi) e di riflesso ai chitarristi tutti ma soprattutto a quelli che amano la chitarra acustica. Tutto è nato, quando, ad una fiera di settore, ad una mia domanda ad un giovane liutaio su un suo strumento, mi rispose che era fatta di “mogano ed abete” (testuale). Questa risposta mi gettò nello sconforto più totale. Ora, nel mio mestiere principale (che è l'enologo) sono abituato a valutare con la massima attenzione
le “diversità”, da quelle macroscopiche, fino a quelle caratterizzate dalle più sottili sfumature, e mi spiego.
Un grande vino nasce da una grande uva, che proviene da una zona molto estesa (ad esempio la zona di una Denominazione di Origine Controllata), ma restringendo il campo, si può arrivare al territorio di un singolo comune nell'ambito della stessa zona, e poi a quella che si definisce una “sottozona”, fino al singolo vigneto,
o addirittura, ad una parte di vigneto: è il concetto di “cru”, parola francese intraducibile, che è entrata nel lessico degli addetti ai lavori ma anche degli appassionati. Faccio un esempio con quello che, a mio modesto parere, è il più grande vino italiano, il Barolo, costruendo una struttura piramidale con livelli di “diversità” e qualità crescenti:

Barolo DOCG
Barolo di Serralunga d'Alba DOCG
Barolo Monprivato DOCG
Barolo Riserva Monprivato Ca' d' Morissio DOCG

Ora che c'entra questo con la musica e la liuteria? Mi piace dire che praticare la musica mi ha fatto diventare
un enologo migliore (ma anche viceversa), d'altra parte tra il mondo della musica e quello del vino ci sono più punti
di contatto di quel che in genere si pensa, ad esempio uno dei termini principali utilizzato nella descrizione dei vini
è proprio “armonico”: tutti i (grandi) vini hanno una loro armonia e melodia. Tornando al nostro giovane liutaio (mogano e abete) è come se io, ad una domanda: “con cosa è fatto questo vino Barolo?”, rispondessi: è fatto con l'uva! Il concetto di qualità nella viticoltura storica, quella del bacino del Mediterraneo, è saldamente ancorato
alla provenienza, all'origine della materia prima, cioè le varietà, i vitigni non danno vini buoni a prescindere, li danno perché coltivati in zone altamente vocate. E allora possiamo tornare alla liuteria e alle nostre amate chitarre.
Qui la materia prima è il legno, gli splendidi alberi presenti in varie parti del pianeta.
Mi sono accorto di quanto poco si sappia di botanica musicale, anche tra gli addetti ai lavori. Questa branca della botanica è bellissima, bisognerebbe studiarla con più attenzione, riprendendo magari un po' il latino in mano (non è importante solo l'inglese), dacché la classificazione delle specie vegetali da Linneo ai nostri giorni utilizza proprio
il latino (altro che lingua morta!). In questo modo si eviterebbero autentici strafalcioni, come chiamare mogano qualcosa che mogano non è. Ma le basi della botanica musicale non sono sufficienti, nella mia visione (utopia?)
mi piacerebbe vedere applicato nell'approvvigionamento del legno da liuteria, lo stesso approccio del vino, cioè poter disporre di una piramide simile.

vai a pagina 2