Una Metelli è per sempre



• di Roberto (tabiai) - ottobre 2011

Eccomi imboccare l’ultimo svincolo della superstrada E45, quello che si lascia alle spalle Perugia per condurti verso Foligno, direzione Roma. Ormai non lo faccio più troppo spesso e anche questa volta è trascorso un anno e mezzo. Il sole sta tramontando e scorgo in lontananza, sulla mia sinistra, Assisi che si sta colorando di rosa.
1L’Umbria, la campagna verde, il monte Subasio che veglia sulla piana di Foligno, le mie radici, i mie ricordi di bambino felice che trascorreva le vacanze estive dai nonni, quei nonni di cui ora è rimasta solo la forza del ricordo che mi spinge a tornare sempre, come questa volta.
In macchina mi sono caricato la mia Metelli, quella che mi segue sempre, quella che racconta la storia del liutaio Danilo e delle sue magie che in Bevagna prendono forma, colori e suoni.
Ricordo ancora la prima volta che conobbi Danilo, in un caldo settembre di molti anni fa, quando provai l’emozione di abbracciare una delle sue chitarre per essere trasportato nella magia della musica e dell’Umbria intera…si, perché dietro al liutaio ed alle sue creazioni si cela una terra antica, fatta di magie ed emozioni, di voci e di colori, di immagini e di suoni.
E’ mattina presto ed i colori della sera precedente lasciano spazio a tutta l’energia del nuovo giorno che nasce, un giorno pieno di sole e di cielo azzurro a far cornice al verde intenso delle colline verso Montefalco. Sono in macchina 2e sto viaggiando da Foligno a Bevagna, il paese in cui abita Danilo Metelli ed in cui prendono vita le sue creazioni, le nostre chitarre.
Parcheggio sotto casa, prendo la mia Metelli, giro l’angolo verso il laboratorio di liuteria e, se non fosse che non è la prima volta che raggiungo Danilo, resterei a bocca spalancata con lo sguardo da “mucca”… già, perché il laboratorio di liuteria altro non è che un piccolo garage affollato di legni in stagionatura, macchine utensili, attrezzi vari, cassetti e cassettini ricolmi di binding, abalone, chiavi e quant’altro possa servire per realizzare una chitarra. “oh, Danì” gli dico con accento folignate mentre lo sorprendo a verificare l’incollatura di una catenatura su di un libidinosissimo fondo in palissandro brasiliano. “Oh, Robbè” mi dice con un sorriso sincero sotto i baffi.
Ci abbracciamo e baciamo, amici si sangue e di passione per la terra antica, per la musica e le chitarre.

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