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“Tutte le volte me chiedo come fai a’ffà ste chitarre meraviiose dentro nu garage cuscì piccolo!”

“A Robbè, nun me ne parlà, và!” e ride ancora, con quella cordialità tipica che caratterizza la gente umbra.
4Sono trent’anni che il buon Danilo costruisce chitarre, trent’anni spesi a perdere la vista chino sui banchi da lavoro, alle prese con la ricerca “dellu sonu mejo”
e “dellu top magico”.
Stagionatura dei legni, tagli, rifilature, incollaggi, settaggi, personalizzazioni, tutto avviene all’interno del di questo piccolo laboratorio in cui si respira la polvere sottile delle varie essenze e tutto l’incanto delle numerosei chitarre che in tutti questi anni hanno preso forma.
Mi tuffo subito nella ghiottoneria visiva di tre splendidi esemplari di Minijumbo, la sua DM11 tanto per intenderci; due in assemblamento del fondo e delle fasce al top ed una già ad asciugare dopo la prima mano di vernice.
Resto rapito dalla bellezza del palissandro brasiliano
e del top in abete di val di Fiemme. “Robbè, nu legno scuscì nun l’avevi mai visto!” Un Brazilian invecchiato che ti lascia steso con la “goccia” alla bocca. Sono le chitarre più richieste oggi, mi spiega… ormai da circa due anni realizza quasi ed esclusivamente le DM11 perché continuano a fioccare le richieste un po’ da tutta Italia… complice la bellezza dello strumento, complice il passa parola dei chitarristi, complici le ultime esposizioni a Sarzana… ed in effetti, apro la mia custodia e gli mostro la 5"mia" DM11 di un solo anno di vita. Fiemme e palissandro indiano, impreziosita da finezze esecutive degne dei più conosciuti liutai americani.
La guarda come si potrebbe guardare un figlio, la imbraccia e ci suona qualcosina…“Robbè, chette devo dì? Sona….ammazza come sona…me la ricordavo che sonava bene…me piace proprio!” Sorrido felice annuendo.
Danilo le chitarre che realizza le prova per giorni prima della consegna. Se le porta in casa e le suona e le risuona sino a quando l’orecchio non gli dice che si, può telefonare al proprietario per il ritiro.
Mi spiega che in tutti questi anni più di una volta gli è successo di prendere la chitarra finita e di passarla sotto la sega a nastro… Lo guardo inorridito… e lui mi dice che fare una chitarra è un po’ una magia… che puoi lavorare come sempre, coi legni di sempre, eppure basta un niente che la chitarra non suona come il suo orecchio gli dice e se a lui non piace vuol dire che è meglio sia distrutta e si ricominci da capo.
Gli chiedo quale sia la stagione migliore per far uscire chitarre magiche e lui senza esitazione mi risponde...
l’inverno. Perché gli chiedo; per via delle colle, per l’umidità corretta ?
“Robbè, perché d’estate nun c’ho voiia de fa na mazza !” e ride ancora sotto i baffi.
E ti credo… sfido chiunque a lavorare in un garage di pietra con la temperatura esterna a 40°!!!

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