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Il cartiglio ci informa che è la numero 30, del Laboratorio di Cento. Le condizioni originali dello strumento erano piuttosto buone, mancando però le meccaniche dei tre bassi volanti. zona ponteDopo una delicatissima ripulita allo strumento, Franco, che ha anche restaurato la custodia (apparentemente in acero verniciato) mantenendo il più possibile del materiale originale, l'ha passata alle ottime mani del Liutaio Antonello Saccu di Genova che
ha ricostruito le meccaniche dei bordoni.
Alcune immagini della chitarra prima del restauro si possono trovare sul sito harpguitars.net, al seguente indirizzo:
http://www.harpguitars.net/history/mozzani/mozzani-saccu.jpg

La tavola è in un pezzo unico di abete, con venature piuttosto larghe, mentre fasce e fondo sono in ciliegio. Il manico è in acero in un pezzo unico, senza tastiera aggiunta, ma con una larga verniciatura a suggerire una tastiera in ebano ed ha la caratteristica di essere flottante, incastonato nella camera di risonanza da un sistema composto da tre perni per parte, che permettono quindi di regolare l'action in modo precisissimo. La tastiera, dotata di uno zero fret, è assolutamente perfetta, scorrevolissima grazie anche ad un profilo asimmetrico del manico e i tasti sono larghi
e bassissimi. part manicoIl primo pensiero che viene in mente vedendo questo sistema è un omaggio al coraggio intellettuale dei progetti di Mozzani, alla vivacità visionaria del “Modernismo” dei suoi tempi.

Ho cercato di ricostruire un po' della storia di questo strumento, ma purtroppo non sono riuscito a saperne molto; l'attuale proprietario l'ha ricevuta in eredità da
un secondo cugino, Francesco Beccaria, chitarrista ed appassionato di strumenti. Una telefonata alla sorella settantacinquenne del Beccaria ci permette di sapere
che la chitarra “gli era stata regalata da un collezionista toscano, uno che girava anche i mercatini”.
Ovviamente il nome di questo collezionista rimane un mistero; fine della tracciabilità della nostra Mozzani.

Imbraccio la chitarra piuttosto intimorito ed è come se mi si aprisse un mondo. Il timbro austero ma non pomposo dei bassi (accordati Do Si La) e la loro risonanza assolutamente non invadente ma incisiva sulle note tastate creano per l'esecutore una condizione che non riesco a definire se non come Intimità. Il suono delle sei corde “chitarristiche” è forse un po' medioso ma la profondità della risonanza di tutta la tavola regala una ricchezza timbrica particolarissima. Rendendomi conto di avere per le mani qualcosa di molto speciale chiedo al proprietario se può prestarmela per fare delle foto e qualche registrazione. Michele, gentilissimo, acconsente ed io telefono immediatamente al mio sodale, Franco...
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