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• Franco
Non sapevo davvero cosa aspettarmi; la mia esperienza con la chitarra arpa si era limitata ad un incontro
in una caotica fiera con uno strumento scomodo, pesante, dal suono piccolo ed improbabile e dal colore orribile.
Mentre mi avvicinavo alle colline dell'Oltrepò in una serena giornata appena settembrina la solita sensazione
di andare in vacanza che mi prende quando vado a casa di Nicola. In fondo non mi aspetto proprio niente,
non sono preoccupato. Sarà una splendida e tranquilla giornata dedicata ad uno strumento musicale ma in realtà dedicata a noi che abbiamo bisogno di vedere e riconoscere del mondo gli aspetti migliori, quelli che ti danno
le motivazioni giuste per andare avanti. palettaNicola ha un'espressione luciferina quando apre la custodia di legno che, noto, è insolitamente bassa e di dimensioni contenute.

Prima sorpresa: corde in nylon! Non me l'aspettavo…
ora però comincio a spiegarmi l'entusiasmo di Nicola.
La imbraccio con qualche cautela ma è uno strumento che dà subito la sensazione di essere molto solido, tutt'altro che delicato. Ha i suoi segni del tempo ma
non è affatto rovinata, segno che è stata sempre usata in modo appropriato e con rispetto. La tavola armonica non è leggerissima e non presenta deformazioni nonostante sia in un pezzo unico. Le venature sono larghe ed irregolari e non fanno pensare agli standard
di pregio a cui ci ha abituato l'odierna liuteria. La cassa bassa rende l'imbraccio subito comodo ma la spalla mancante così pronunciata mi fa pensare ad uno strumento da suonare in piedi. In effetti le immagini d'epoca di siffatte chitarre le mostrano spesso in mano a posteggiatori, musicisti di strada. Canzoni da trattoria … quel mondo in cui la musica non si sentiva solo nei dischi o nelle radio ma si cantava e suonava in ogni angolo di strada e dove il carretto con la pianola vendeva spartiti e testi delle canzoni.

Non ho ancora sentito nulla di questo strumento e mi ha già catapultato in un'altro mondo; potenza della suggestione. Forse ci sto mettendo troppo del mio. Il 1921 è stato un anno orribile e quelli a venire…
Chissà quali canzoni avrà accompagnato questa Mozzani. part Non lo sapremo mai e ciascuno è libero di giocare
con la fantasia. Finalmente comincio a toccare le corde. Sono abituato a strumenti a 7 corde ma questo,
con i suoi tre bordoni fuori dal manico, mi disorienta più di quanto avessi supposto e il pollice della destra ogni tanto annaspa nel vuoto o non coglie la corda che cerca. Ma tutto questo, quando provo a suonare sul serio, passa in secondo piano. Nei primi 20 e 30 secondi fatico
a rendermi conto ma poi, dopo aver fatto andare le dita sue giù per la tastiera, ho una strana sensazione.
Ho suonato chitarre acustiche d'epoca imparando
a riconoscerne la qualità determinata dall'età ma non l'avevo mai fatto con una classica (uso il termine per brevità). Non è facile per me descrivere un suono, spero che le registrazioni qualcosa trasmettano.
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